La storia di una foto: #1 La mendicante di Kathmandu / by Matteo Maggioni

Iniziamo con questa fotografia il racconto di ciò che sta dietro i nostri scatti, immagini che  ci hanno lasciato un segno, che ci hanno fatto emozionare e che ancora sono capaci di farci rivivere quella splendida avventura che è stato il nostro viaggio "Annapurna - discovering Nepal".

La mendicante di Kathmandu

Siamo da poche ore approdati a Kathmandu, il traffico selvaggio, la polvere e lo smog ci accolgono a braccia aperte. Questo spettacolare coesistere di realtà diverse non può che liberare appieno la nostra voglia di immortalare ogni attimo, portare a casa il sapore di questa città. Gli odori, i rumori sono qualcosa di unico, introvabile nel nostro così lontano occidente. 

Ci aggiriamo per la capitale con ancora ben stampato sul volto la faccia da turista sconvolto e scioccato. Un conto è vedere un luogo nei documentari in tivù, un altro è esserci immerso e farsi travolgere dalla sua quotidianità.

È aggirandoci per le vie principali che incontriamo i personaggi più strani, da chi trasporta sulla propria schiena ogni genere di cosa, a chi cerca di vendere verdure in cambio di poche rupie. Le nostre macchine fotografiche scattano impazzite, elettrizzate da questa moltitudine di soggetti...ci facciamo totalmente sopraffare da una esagerata possibilità di catturare scene di vita incredibilmente reali. Splendide fotografie, colori incedibili ma il meglio deve ancora venire. Ci stiamo ancora "scaldando" quando i miei occhi si posano su una situazione non molto distante da una realtà che esiste anche nel nostro occidente: una anziana signora che chiede l'elemosina. Nulla di incredibile. Se ti aggiri per una qualsiasi metropoli troverai situazioni altrettanto identiche. Che cosa mi spinge a soffermarmi su questo soggetto? Perché questa donna rappresenta una situazione tanto diversa? 

Sarà stato l'asfalfo sporco e malconcio, la gente che scorre veloce affianco, la sua sagoma che taglia di netto la mia inquadratura e porta la mia attenzione sul suo magrissimo braccio rugoso, teso al cielo.

I suoi vestiti malconci, i piedi scalzi e neri, il volto segnato da molte sofferenze, la mano socchiusa segno di una scarsa fiducia di raccogliere qualche moneta, sono solo alcune dei primi dettagli che mi affascinano.

Ciò che mi sconvolge di più, però, è proprio quel braccio teso, come ad unire la donna che giace sdraiata al suolo, con le persone che le passano accanto. Il paradosso è che queste persone non sembrano tanto più benestanti di lei.

Kathmandu è una città ricca di diverse etnie, un coacervo di razze e popoli che mescolati accuratamente vivono fianco a fianco in quella che sembra una vera e propria metropoli in guerra. Le case distrutte alternano nuove palazzine, il rumore delle autovetture si unisce a quello dei motori diesel che alimentano i negozi. I cavi della corrente che scorrono ad altezza uomo accompagnano il viaggiatore lungo le strade.

E sono proprio queste strade che ci hanno regalato emozioni incredibili che speriamo di riuscire a trasmettere a chi, con occhio attento e cuore aperto, cerca di vedere qualcosa in più nelle nostre immagini.

 


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Come spesso capita con le più belle avventure della vita, anche questo viaggio è cominciato per caso. Scegli una meta, forse un po’ inconsciamente e ti ritrovi a partire con uno zaino in spalla a fare cose che non avresti mai immaginato di essere in grado di fare. Ignari di tutto siamo qui in trepida attesa di salire sul volo Milano – Delhi con una voglia irrefrenabile di vivere il mondo e arrivare in Nepal...