I popoli dell'Himalaya / by G. Meroni

Perché si decide di intraprendere un viaggio?

Forse si vuole scappare dalla realtà, da noi stessi o dagli altri. O semplicemente si viaggia per conoscere e vivere esperienze indimenticabili. Da ormai molti anni scegliamo mete inusuali e poco conosciute, per poter scoprire le tradizioni di quelle terre rimaste immutate nel tempo. 

Quest’anno abbiamo scelto di affrontare, ma non di sfidare, le grandi montagne della catena Himalayana.

Un anziana signora per le strade di Baktapur

Per molti viaggiatori il Nepal è un paradiso in terra. Incuneato fra la catena dell’Himalaya e la giungla delle pianure indiane, è la terra dello yak e dello yeti, dei monasteri e del mantra, delle cime del mondo e degli sherpa, dei templi e delle tigri, delle magie e del mistero. Da sempre il Nepal esercita un fascino quasi mistico su ogni amante delle montagne: il numero di escursionisti e alpinisti, desiderosi di cimentarsi con le vette più alte al mondo e di percorrere i sentieri, prima conosciuti solo dagli autoctoni, aumentano ogni anno.

Come capita spesso con le più belle avventure, anche questo viaggio è iniziato per caso. Scegli una meta, forse un po’ inconsciamente e ti trovi a partire con lo zaino in spalla.

Una svolta a sinistra, una ripida salita e siamo nel centro di Kathmandu, la capitale del Nepal, che decide di darci il benvenuto con uno dei suoi frequenti blackout. Lonley Planet in mano e iniziamo a esplorare i luoghi più famosi della città. Entrare a Durbar Square, la piazza dei templi, è come entrare in una porta attraverso la quale si esce dalla realtà che tutti conosciamo per penetrare in un’altra inesplorata realtà dove sedersi e guardare il mondo che ti passa davanti. Ciò che ci colpisce non sono tanto le piazze, le sculture o gli intagli nel legno che la guida ci propina ma la gente che popola le strade, il loro modo di vivere la quotidianità e non possiamo fare a meno di catturare i loro sguardi.

Anziane signore per le strade di Kathmandu

Uno degli sguardi che più ci ha lasciati basiti, non è uno sguardo di felicità, né di speranza né di gioia, come la maggior parte delle espressioni qui in Nepal, ma è uno sguardo triste di una giovane fanciulla che si affaccia da una piccola finestra scolpita nel legno: è la Kumari.

Il nostro viaggio in Nepal ha però uno scopo ben preciso: rimanere a bocca aperta davanti agli imponenti 8000 metri. E così partiamo, alla volta di Pokhara, una piccola cittadina sorta su un lago ai piedi delle montagne, da cui partono tutti i trekking per l’area dell’Annapurna.

Ci siamo. Decisamente emozionati, come fosse il primo giorno di scuola, zaino in spalla, racchette in mano e iniziamo a camminare, iniziamo il nostro viaggio, la nostra avventura verso l'Himalaya e verso gli 8000 metri accompagnati da Karma, la nostra guida e uno sherpa, Chhitti. Seppur felici, lo sconforto è sempre dietro l’angolo: il monsone non tarda a farci conoscere la sua forza, i gradini da fare sono 6.586 e le sanguisughe iniziano a segnare il loro territorio. Tutto questo è ben presto dimenticato quando la mattina dopo apri gli occhi e continui a strofinarli perché la natura è talmente mozzafiato che sembra ancora di sognare: Annapurna South, Hinciuli, Annapurna III e Macchapucchare qui, davanti ai nostri occhi, che sembra stiano bucando il cielo, condito con un’ottima colazione a base di Gurung Bread, il pane tibetano.

La nostra prima alba in compagnia degli 8000m

Il trekking prosegue per giorni tra una pioggia monsonica e uno spiraglio di sole, incrociando tutte le etnie che popolano questi pendii. Le varie razze, che s’incontrano durante il trekking, hanno mantenuto le proprie tradizioni e i propri costumi ma tutte hanno in comune una cosa: dei grandi occhi scuri pieni di speranza. 

Dal Lago di Pokhara fino all’Annapurna Base Camp, ogni persona che si incontra, sia esso uno sherpa, che sta andando ad allestire un campo per una spedizione, od un Gurung o un Thakali, che porta grosse ceste pieni di viveri verso la cima, regala a ogni viaggiatore un sorriso di gioia. I Nepalesi sono tra le persone più amichevoli e incredibili che si possano mai incontrare: dotati di una forza fisica stupefacente, possiedono uno spirito sorprendete e un’ospitalità indimenticabile. E’ proprio questa a farla da padrona ogni volta che ci si ferma in un villaggio: tutti offrono pane tipico e tazze di te caldo, per alleggerire le fatiche della camminata. 

Il lago di Pokhara

Una volta superati i 3000 metri i villaggi si fanno sempre più radi .La bellezza del popolo lascia spazio allo stupore che regala la catena dell’Annapurna: le montagne che ogni viaggiatore desidera vedere almeno una volta nella vita, contornate dal solo rumore del fiume e dal fruscio delle bandiere della preghiera. 

Siamo entrati in quello che chiamano il santuario, siamo al Macchapucchare Base Camp, e non perdiamo tempo per fare amicizia con il ragazzo che vive qui, un ragazzo che ha 24 anni, come noi. Chiacchierare una sera con lui ci ha fatto rendere conto di quanto noi siamo fortunati e come si può essere felici anche con poco. Se passate da qui, fate come abbiamo fatto noi: cercate una vostra foto tessera e appendetela sul muro <<I was here>> insieme a quella di altre centinaia di persone provenienti da tutto il mondo! 

Bandiere della preghiera nel Santuario dell'Annapurna

È l’ultima fatica. Poche ore e siamo all’ABC, Annapurna Base Camp. un po’ tristi perché il cielo è tutto nuovoloso raggiungiamo il nostro obiettivo con un sorriso che nessuno avrebbe potuto toglierci. Il viaggio è stato completamente ripagato dalla stellata che madre natura ci regala: la via lattea che si estende dal Macchapucchare alla South Annapurna. Con il naso all’insù ci perdiamo tra le stelle inconsci che l’indomani mattina avremmo avuto lo spettacolo più grande di sempre davanti a noi. Guardare il mondo dal suo tetto, dalla catena dell’Himalaya è un esperienza che tutti prima o poi dovrebbero fare. Hinculi, South Annapurna, Annapurna 1, Singaculi, Ten Peak, Glacier Dom, Gangapurna, Annapurna 3 , Gandarbaculi ed infine Macchapucchare intorno a noi che piano piano vengono illuminati dal sole. Grandi, imponenti come solo la catena dell’Himalaya sa essere, quelle montagne tanto sognate che ora sembra quasi di riuscire a toccarle con un dito. E poi ti volti e vedi il sole spuntare dal Macchappucchare che inizia pian piano ad illuminare il viso e poi il corpo ci scalda anche un po’! e la felicietà che ci fa abbracciare con la nostra guida e il nostro sherpa, perché quella era un alba che si vede solo a Novembre, non ad agosto!

L'alba dall'Annapurna Base Camp (ABC) 4300m

Molti escursionisti sono andati per la prima volta in Nepal per le sue montagne ma dicono di volerci tornare per la sua gente.